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Anvédi Roma!

Anvédi Roma!

Etes-vous fulminè? – Chiedo nel mio ineccepibile brianzo-fancese a Lorien, partita due mesi fa a piedi da Parigi e conosciuta a Bolsena. Non so dove dormire stanotte, ma ci penserà la Provvidenza – dice in un perfetto italiano. Vista l’ora tarda io la avviserei di provvedere un po’ alla svelta. Antòn – o qualcosa del genere – arriva dal Belgio e pedala con ciabatte e sorriso verso Roma, coltivando man mano l’idea inaspettata di raggiungerla davvero.

Nel flusso della Via ci si perde e ritrova di continuo, lo zaino pesa e non c’è spazio per le aspettative: si tiene fra le mani l’unico momento vero, quello del tempo condiviso.

Giù per la Tuscia abbraccio il Lazio e i suoi sentieri polverosi, far-west di paesini persi nel disordine e nella storia. Quattro ragazzi biciclettano con il loro cane a rimorchio, lasciando man mano per terra la fretta della città. Altri si sono trovati per strada e condivido con loro il miracolo dei Compeed e di una cacio e pepe in quel di Sutri.

Si tiene fra le mani l’unico momento vero, quello del tempo condiviso

Hanno rubato le lancette dell’orologio in piazza Campagnano, illudendosi forse di poter rinchiudere il tempo nei cassetti, insieme alla crema antirughe e le foto sbiadite. Ma anche qui nei bar si parla del tempo passato come fa il Cavedano controcorrente, schiaffeggiando il domani e quel che sarà. Che je porto, er solito? – Chiede la barista senza aspettare risposta. Seh – soffia fuori tempo massimo il monumento storico al bancone, perdendo l’occasione di stravolgere la propria giornata.

Roma te accoglie male. La Valle del Treja, che percorro con ben due ore di sonno sul groppone, é una polveriera bruciata, come i cassoni che salutano i forestieri ai bordi delle strade. Roma é una vecchia burbera e fiera, che canta Venditti e non ti invita dentro casa quando le bussi alla porta. Ha la pelle dipinta di tatuaggi raggrinziti, i denti gialli e gli occhi trasparenti dei cani anziani, di quelli che han visto troppi padroni. É una saggia stanca delle fregnacce e delle promesse, dei discorsi da balcone in Piazza Venezia. Ma se ti capita di viverla una sera d’agosto, svuotata dagli invasori stranieri, allora si veste da sera, sorride e si confida mostrando il suo lato romanticamente romano, splendidamente vero. Prendendoti per mano, ti accompagna per le strade deserte ascoltando interessata la tua piccola storia, lei che ha fatto quella del Mondo.

E quando penso che sia finita, è proprio allora che comincia la salita. Direzione Gran Sasso.

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