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Caffè corretto Palio

Caffè corretto Palio

“idrocortisone acetato e lidocaina cloridrato” sono le componenti di Emorril, crema il cui nome non lascia spazio a fraintendimenti. É però un’infiammazione al ginocchio a costringermi ad usarla in modo improprio; per la mezza insolazione in faccia ho invece risolto in altro modo.

Culo in sella e mangio la tappa Pontremoli – Lucca, che invado e conquisto trafiggendo le sue mura indifese. Quindi Capannoli ed il suo ostello autogestito. Inga é romana e percorre la via contromano – controcorrente – dormendo qua e là abbracciata al suo cuscino-ukulele. Serena lavora nelle ferrovie e in bici va come un treno, da Capannoli a San Gimignano tira come un merci ed io le sto dietro senza pagare il biglietto.

Ondeggiano piano i colli senesi: sono onde calme di un mare dai riflessi smeraldo, che muove su e giù il mio Titanic a due ruote. Il sole cicala tra le strade sterrate, morde il coppino e ruba le forze. Il vento inchina i cipressi che separano i vigneti, sull’attenti come guardie svizzere. Nessun iceberg all’orizzonte: Rose e Jack, basta Chianti nella sala da ballo che c’è da navigar la chiatta, altrimenti qui si schiatta.

Inga é romana e percorre la via contromano – controcorrente – dormendo qua e là abbracciata al suo cuscino-ukulele

Nel monastero di San Gimignano le suore benedettine vivono rinchiuse nel loro lockdown di vita e da lì pregano per le quarantene altrui. Suor Germana – nome d’arte – dice che sembro distrutto e mi chiede da dove vengo. Da Lucca – le rispondo. Ma perché voi nordici dovete sempre faticare? – Chiede tradendo un accento veneto. Quanti anni hai? Che ci fai in giro da solo? Che fai nella vita? Chiede al check-in del monastero-commmissariato. Al termine del quarto grado mi porge le chiavi sussurrando – Convertiti ragazzo o ne risponderai all’Altissimo nell’aldilà. Le dico che spesso non rispondo neanche a me stesso già nell’aldiquá quindi figuriamoci ed esco a bere del meritato Chianti Classico. Tra le ricette di suor Germana sono da rivedere gli ingredienti dell’accoglienza.

Una rapida oliata al battello a pedali e si riprende la navigazione sui colli: direzione Siena e le sue contrade. Il caffè in Piazza del Campo ha un altro sapore, se corretto d’immaginazione. Trotta L’Aquila seguita dal Drago; la Lupa è poco lontana, tallonata dalla Pantera nera. Il palio è un delirio dantesco in epoca medievale, al rogo in piazza la Giovanna D’Arco animalista! Cavalca e starnazza l’Oca, superata dalla Civetta – dottore, figlie e comò al seguito. I Fantini sono dèi mercenari del galoppo, pronti all’inferno o alla gloria eterna – Come direbbe Suor Germana. Il pubblico urla bestemmie aspirate, spingendo l’Onda verso il traguardo, tallonata dalla Chiocciola e strattonata dall’Istrice; solo non si vede più il Leocorno. Alla curva di San Martino inciampa la Giraffa rotolando a pochi metri dal traguardo e spianando tutte le contrade col suo collo mattarello. Da lontano il Bruco prende la rincorsa e – con i suoi tempi – scavalca tutti tagliando lento il traguardo. Delirio nella contrada, gloria infinita per lo Steven Bradbury senese.

Anche il caffè più lungo finisce, via dunque verso la prossima tappa.

Comments

  • Roberto Ciofi
    19 Agosto 2020

    Un “senese” per scelta come me, non residente ma di sangue locale, innamorato senza più oggettività, freme al solo pensiero di Siena e del suo Palio. I pensieri che nascono dall’alto di Collevecchio, luogo intimo e quasi privato della sensibilità tartuchina, provocano un arricciamento di naso quando solo viene citata l’avversaria Chiocciola di origine contadina.
    Siena e’ un universo immenso. Di storia, di arte, di tradizione, di cultura, di passione e di furore.

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