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Espetacùlar Paúlo!

Espetacùlar Paúlo!

I Valtaresi sono minotauri di bosco, mezzi uomini e mezzi boleti, che parlano anche – poco – della vita, oltre che dei funghi. Come Pollicino, lasciano sentieri di spore dietro di sé, così da non perdersi nei boschi e ritrovare la strada di casa, quando alzano il gomito la volta che lo fanno non per raccogliere un porcino. Le spore della Francigena fanno invece lasciare la splendida Emilia per la Toscana, su per il Passo della Cisa e le sue madonne dei polpacci. Berceto, appena sotto, saluta i forestieri con il cartello “Città per l’accoglienza, gemellata con Lakota Sioux” e la scritta a spray “A Berceto odiamo tutti” tanto per equilibrare le cose.

Un paio di accoglientissime Radler e si parte per il Passo, che arrampico piano, con il favore del vento e dei denti stretti. La Cisa é la schiena d’una verde lucertola al sole, che scende e sale lasciando alla coda la speranza della vetta; pensi di averne tagliata un pezzo, eccola che ricresce subito dietro l’ultima curva. Lo sanno i centauri, che abbracciano l’asfalto galoppando sulla loro carovana di cavalli e salutando i ciclisti in risalita condividono la loro fatica. Fermiamoci in cima quindi, a godere di ciò che ci porta la corrente che, per una volta, non é un amo travestito ma una sudata, insperata, smadonnata soddisfazione.

Lo sanno i centauri, che abbracciando l’asfalto galoppando sulla loro carovana di cavalli

E via, giù per la Ludigiana, rapido come un Frecciarossa con lo zaino che traballa, dentro una giornata rara e splendida, tra i boschi di castagno e con il sole in faccia, le braccia sfinite e le gambe che dalla cima non se ne vogliono scendere. Pace all’anima loro, questa notte il resto del corpo – me compreso – dormirà al Monastero di Pontremoli, e così sia.

Se me aspetti mangiamo qualcosa ensieme così parliamo – si presenta senza fronzoli Oscar, milanese dell’Ecuador, ciclista per lavoro e passione con cui condivido un piatto di testaroli e un pessimo vinello bianco mosso della casa.
Sherpa sulle cime Kotopaxi e Sangay, dai 6000 metri di quota ha intravisto, in una giornata particolarmente limpida, il suo futuro in Italia.
Espetacular, Paulo! Guarda che bello, qui tutto é arte! – Dice mentre camminiamo in una piazza scrostata, con le saracinesche abbassate che fanno da cornice ai cartelli “Vendesi”. Me piace l’arte, me sono inamorato de una artista e a vent’anni sono venuto in Italia. Sai quando sei fatto per qualcosa? Ecco! Espetacùlar Paulo! – Per vivere pedala a ritmo di 100km al giorno, consegnando pacchi per Milano e bruciando le tappe di un percorso che sa di Ghisallo, raccontato con la semplicità delle persone genuine. Piccolo artista delle due ruote, corriere di storie da consegnare a chi, in silenzio, le sa ascoltare.

Direzione mare quindi, giù per Aulla e su per Fosdinovo che – non fare la strada, vai su al passo che col bel tempo si vede la Corsica: balle! – quindi Sarzana, Colombiera e la bellezza arlecchina delle spiagge libere di Marina di Massa, dove nell’aria salata il profumo di crema solare si mischia con quello dell’immondizia: la smania da abbronzatura congolese prende anche lei, tinteggiandola di nero indifferenziato ai bordi delle strade.
Nei bar le storie marinaresche affondano a picco davanti a quelle imprenditoriali di due ragazzi milanesi al quarto Mojito. I marinai versiliesi sembrano litigati con il Tirreno: pescano dalla riva a canna fissa, con i piedi ben ancorati a terra, stringendo tra le mani ormai solo i timoni delle spine di birra, da servire a inglesi impazziti per un sole mai visto.
Di quanto il mare sia profondo, forse, ne parlano tra loro solo d’inverno. Ma sono storie “Espetacúlar” che solo Oscar saprebbe consegnare.

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